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La ragnatela sociale: non una trappola, ma un tappeto elastico da cui saltare

La vita non può essere una mera gratificazione di istinti epulsioni sensoriali e nemmeno soltanto una ricerca di affermazione all’interno della ragnatela sociale, dove crediamo di essere noi i costruttori di tale intricato sistema, mentre non siamo altro che piccoli insetti che corrono costantemente il rischio di essere fagocitati. Non si può certo prescindere da tutto ciò; i piaceri vanno appagati, e la società che l’ Uomo ha costruito dev’essere il nostro punto di partenza, ma il nostro compito è affermarci, non in funzione di un riconoscimento sociale o di una gratificazione dovuta a lodi e premi, ma in funzione delle nostre possibilità di essere unici e incommensurabili. A me non interessa agire per ricevere una valutazione, un consenso o ottenere approvazione,rientrando così nella sfera dell’ordinario, del misurabile e del valutabile. A me interessa agire alla mia maniera, mettendo sì in atto tutte le mie possibilità al fine di fare del mio meglio, possibilmente in ogni circostanza, ma uscendo dalla commensurabilità e dagli schemi stabiliti, per far emergere ciò che è propriamente mio, e di nessun altro.Ritengo sia un dovere, ma anche un privilegio, per ognuno di noi, ricercare quella via artistico-creativa,che ci permetta di esprimere ciò che altrimenti sarebbe inesprimibile. Siamo ciò che non riusciamo a dire se non con l’arte, che è l’espressione della nostra forza immaginativa e delle nostre più profonde specificità.Non è valida la critica che si potrebbe ora muovere, dicendo che non tutti nascono artisti,perchè per arte non intendo qualcosa di tecnico, di vicino alla perfezione o di difficilmente raggiungibile. Per arte intendo quel processo che rende visibile l’invisibile, che ci fa sentire pienamente la vita e che nel momento in cui lo compiamo, prescindiamo da tutto il resto: restiamo noi, la nostra creatività, e la nostra capacità di manifestarci. Il punto di partenza è quello di ascoltare la voce dei nostri strati più profondi, e non distogliere l’attenzione da essa, in favore di ciò che ci appare più immediato da conseguire, perchè già compiuto da altri. La nostra formazione conta, e conta nella misura in cui ci può illuminare sulla strada da percorrere, o meglio, ci può indicare la direzione, verso la quale noi possiamo costruire la nostra stessa strada. Forse può sembrare una visione solipstistica, nella misura in cui affermo che ognuno di noi, singolarmente, può essere in grado di ritagliarsi il proprio “spicchio” di mondo, che appartiene a lui soltanto, ma, aggiungo ora, che è l’ interazione con gli altri, che ci rende più chiara la nostra direzione, e non per confronto, antagonismo o plagio, ma perchè conoscere il mondo, attraverso gli occhi altrui, ci amplia gli orizzonti, e più il nostro orizzonte è vasto, più è probabile che la nostra direzione si trovi in esso.

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